HackIt 09 - Chi ha paura del Babau?
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Informazione e paura, hacktivismo, libera conoscenza, curiosità. Tutto questo è stato HackMeeting…o quasi.
L’edizione di quest’anno si è svolta a Milano, il 19-20-21 Giugno presso il Centro Sociale SOS Fornace di Rho.
Non vi parlerò dell’aria che si respira, perchè è impossibile. O ci sei o non lo sai.
Non vi parlerò dell’organizzazione, impeccabile sotto ogni punto di vista e portata avanti da volontari e senza nessun aiuto o finanziamento pubblico.
Quello di cui voglio parlarvi (ahimé) è di come lo spirito originale dell’HackIt secondo me stia lentamente scomparendo, lasciando il posto ad un fenomeno sociale privo della sostanza originale.
Tanti gli interventi interessanti sulla carta, ma purtroppo non tutti gli speaker sapevano davvero di cosa stavano parlando. Mi chiedo dove siano finiti i veri hacker.
Non ci credete? Ok, facciamo qualche esempio.
Un gruppo di ragazzi ha presentato un servizio di social network basato sull’uso pubblico del proprio indirizzo e-mail. Con uso pubblico intendo che qualsiasi persona, se lo vuole, può leggere la vostra posta e commentarla.
Domanda: “E la privacy?”. Risposta: “Nessuna privacy. Be free, Be public.” -.-
Ma come? E la crittografia? E il PGP? Io sono cresciuto a pane e Kriptonite!
Svegliati ragazzo, i tempi cambiano (e noi ci adattiamo al sistema).
Cacchio ragazzi, ma siamo all’HackMeeting! Non posso, non voglio vedere persone venute ad insegnarmi ad usare Linux e che al primo problema rispondono “Non so!”.
Ma non so un c§**o! Dovresti essere stato così tanto tempo a programmare Linux che i tuoi vestiti dovrebbero puzzare di Linus Torvald.
E perchè c’è così tanta gente che usa WinZoz? Chiamate subito Sant’IGNUzio Stallman che qui abbiamo urgente bisogno di un esorcista.
Per fortuna ci sono stati anche molti aspetti positivi.
L’organizzazione, come ho già detto. Hanno pensato a tutto e a tutti. Per fare un esempio, credo sia la prima volta che vedo ad un meeting menù diversi per vegetariani e vegani.
Caloroso il saluto dei ragazzi veneti, che offrivano a tutti il “Traitor”, una tipica bevanda veneta a base di succo di arancia, gin(?, non mi ricordo ne ho bevuti troppi) e miele.
Bellissimi e interessantissimi alcuni interventi.
Come quello di Magnus Erickson, venuto a raccontarci delle iniziative di The Pirate Bay contro la censura. Come quello di Mansour Aziz, mediattivista di Indymedia a Beirut, che ha parlato degli aspetti organizzativi e sociali del mediattivismo (scioccanti i video dei bombardamenti di Beirut). Come quello sulla situazione degli attivisti No Global in Europa o la chiacchierata sulla presunta fine della fantascienza.
In conclusione, la sensazione che ho avuto è che l’Hackmeeting stia diventando sempre più un fenomeno sociale distante dall’underground informatico, ma soprattutto dallo spirito hacker di un tempo. “Ma quanto sono bello, quanto sono figo, mi sono comprato la maglietta dell’Hackmeeting. Eh eh, ora torno a casa e domani la faccio vedere agli amici.”
Sapete qual’è il problema di base? E’ un problema di coscienza.
“Combatto il sistema perchè è sbagliato.” “Non ne posso più di politici corrotti che ingrassano a nostre spese.” Perfetto, ok, giusto. Ma mi spieghi perchè continui ad imbucarti nella coda della mensa solo perchè conosci qualcuno?
Come in alto, così in basso. Abbiamo i rappresentanti che ci meritiamo, questa è la verità.
Se prima non cominciamo a modificare la nostra coscienza, non cambieremo niente, invertiremo soltanto gli schiavi con i padroni. Tutto sarà diverso. Tutto sarà uguale a prima…
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